LA RISERVA NATURALE DI CASTEL
CERRETO – Ambiente, flora, fauna
L’AMBIENTE
Il bosco di Castel Cerreto é ubicato in una fascia altitudinale compresa tra i 400 e i 600 metri s.l.m., su un substrato geologico formato da arenarie, marne ed argille del Miocene e rappresenta uno dei pochi residui di cerreta esistente in Abruzzo, poiché quasi sempre questo habitat ha lasciato il posto alle coltivazioni ed ai pascoli creati dall’uomo.
Il toponimo Castel Cerreto deriva dall’esistenza, in epoca medioevale, di un Castello del quale oggi purtroppo non rimane traccia.
La superficie della Riserva, di circa 142 ettari, è solcata da impluvi di raccolta di acque piovane e sorgive che alimentano una serie di stagni, per poi confluire a valle nel torrente Rio, affluente del fiume Vomano. Il bosco e l’ambiente umido che caratterizzano l’area ospitano molteplici specie di mammiferi, rettili e anfibi.
Il substrato marnoso - arenaceo, l’esposizione settentrionale e l’ambito bioclimatico di queste formazioni sono responsabili di una elevata freschezza edafica che permette la presenza di un significativo contingente di specie tipiche dei boschi mesofili.
Oltre al Cerro, prevalente, sono presenti numerose altre specie vegetali di cui molte idrofile favorite dall’abbondante presenza di acqua. Nella zona degli stagni abbondano popolazioni erbacee palustri, mentre nei versanti prevalgono formazioni arboree imponenti.
L’ambiente agrario circonda la Riserva: i coltivi abbandonati, i pascoli ed aree erbose sono importanti territori di caccia per molti rapaci che nidificano nella zona.
LA FLORA
Il bosco è l’aspetto più diffuso e caratterizzante: esso si identifica in uno strato alto-arboreo dominato dal cerro (Quercus cerris), accompagnato dalla Roverella (Quercus pubescens), e da uno strato basso-arboreo con Orniello (Fraxinus ornus), Carpino Nero (Ostrya carpinifolia), Ciavardello (Sorbus torminalis), Acero Campestre (Acer campestre) e Acero Opalo (Acer obtusatum).
Le altre specie presenti sono il Sanguinello (Cornus sanguinea), il Ginepro comune (Juniperus communis), il Ligustro (Ligustrum vulgare), il Prugnolo (Prunus spinosa), il Biancospino (Crataegus monogyna), l’Emero (Coronilla emerus), la Rosa cavallina (Rosa arvensis) e la Dafne laureola (Daphne laureola).
Sono presenti anche alcune liane come il Caprifoglio (Lonicera caprifolium) e l’Edera (Edera helix), avviluppata a numerosi esemplari di specie arboree.
Molto ricco è anche lo strato erbaceo che annovera numerose entità tra cui l’erba perla azzurra (Buglossoides purpurocaerulea), la carice glauca (Carex flacca subsp. flacca), il tamaro (Tamus communis), varie orchidee (Dactylorhiza maculata, Orchis purpurea, Cephalanthera longifolia), il giglio rosso (Lilium bulbiferum), alcune viole, l’erba fragolina (Sanicula europaea), la primula (Primula vulgaris), la carice dei boschi (Carex sylvatica) e la cicerchia veneta (Lathyrus venetus).
LA FAUNA
La Riserva di Castel Cerreto, a ridosso del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, rappresenta un luogo di passo e di breve sosta per numerose specie migratrici. Nei punti più fitti del bosco è stata accertata la nidificazione dello sparviero (Accipiter nisus) scelto come simbolo della Riserva.
Altre specie nidificanti nella cerreta sono il picchio muratore, la ghiandaia, il torcicollo, la tortora.
Il sottobosco di Castel Cerreto ospita folti strati erbacei, arbusti di biancospino e alcune varietà di ginepro che favoriscono la presenza di numerose specie, come il codibugnolo, l’usignolo, lo scricciolo, la cinciarella.
La vegetazione ripariale lungo i fossati e nei piccoli laghetti all’interno della Riserva è l’ambiente in cui si rinvengono più facilmente il picchio verde (Picus viridis) e il picchio rosso maggiore (Picoides major).
In prossimità degli stagni è stata accertata la presenza di alcune specie di anfibi, il tritone italico (Triturus italicus), il tritone crestato meridionale (Triturus carnifex), la rana verde e il rospo comune, e di rettili quali la lucertola dei muri (Podarcis muralis), il ramarro (Lacerta viridis), il biacco (Coluber viridiflavus) e la biscia dal collare (Natrix natrix).
I coltivi abbandonati, i pascoli ed altre aree erbose sono invece l’ambiente di alcuni fasianidi, come la quaglia, o di molti alaudidi, fra cui il tipico rappresentante è l’allodola (Alauda arvensis), ma sono anche importanti territori di caccia per molti rapaci. Inoltre rappresentano l’habitat ideale per l’upupa (Upupa epops), il codirosso (Phoenicurus p.), la gazza e lo storno, frequentemente nidificante sui tetti delle case in prossimità dei campi.
Tra i mammiferi, oltre alla comunissima volpe, sono presenti anche lo scoiattolo (Sciurus vulgaris ssp. meridionalis), il riccio (Erinaceus europaeus), il tasso (Meles meles), il moscardino (Muscardinus avellanarius) e la puzzola (Mustela putorius).
SENTIERO ACCESSIBILE
Il sentiero si sviluppa nella zona alta della Riserva ed è percorribile anche dai portatori di handicap.
Attrezzato con schede botaniche e pannelli didattici descrittivi, lungo il suo percorso troviamo un’area attrezzata per la sosta.
Tempo di percorrenza: 0.15 h
SENTIERO NATURA
Il sentiero si sviluppa lungo la zona degli stagni ed è attrezzato con pannelli didattici. Lungo il percorso si attraversano fossati e rigoli d’acqua, si raggiunge un punto panoramico, si scende nel fitto bosco per poi risalire all’area pic-nic situata in prossimità dell’ingresso.
Tempo di percorrenza: 1.00 h
Difficoltà: T (turistica)
SENTIERO DEL BOSCO
Il sentiero unisce l’abitato di Penna Sant’Andrea alla Riserva Naturale e lungo il percorso si alternano boschi, ruscelli e ambienti agrari, nonche la Chiesa della SS.Trinità.
Tempo di percorrenza: 2.30 h
Difficoltà: E (escursionistica)
CENTRO VISITE
Il Centro Visite é situato a Penna S. Andrea, in via Roma, numero 20 ed al suo interno si trovano gli uffici amministrativi, il Centro di Educazione Ambientale, la biblioteca e la sala proiezioni.
PENNA SANT’ANDREA
Il paese sorge su un rilievo sul fianco destro della media vallata del Vomano, ad una altitudine di 417 metri s.l.m., in posizione panoramica dalla quale si ammira il suggestivo scenario del Gran Sasso. Il territorio fu abitato fin dal periodo italico (V sec. a.C.), come dimostrano le due stele funerarie ritrovate in località monte Giove e custodite al museo archeologico di Chieti.
Da vedere la Chiesa Matrice, di origine cinquecentesca, con tele del XVIII secolo ed una statua lignea di San Giacomo del XVII secolo. Al suo interno si trovano inoltre l’altare di legno dorato, seicentesco, proveniente dalla chiesa sconsacrata di Santa Giusta, con tele di Francesco Ragazzino e l’altare di Sant’Antonio, proveniente dalla stessa chiesa.
Recentemente è stata restaurata la quattrocentesca Fonte Vecchia o Fonte di lu carpine, situata poco fuori del paese, che anticamente forniva l’acqua per tutto l’abitato.
Il gruppo folkloristico del Laccio d’Amore esegue una serie di danze, il cui momento culminante, il ballo del laccio, è una danza antichissima, tuttora diffusa in molti paesi europei.